come affrontare..

All’inizio della quarantena i nostri bimbi dicevano “Che bello! Carnevale è finito ma le vacanze continuano! Possiamo giocare tutto il giorno, sembra sempre domenica, forse anche mamma e papà staranno a casa.”

Poi, giorno dopo giorno hanno capito quanto la loro vita sia cambiata: non si va più a scuola, non si esce più, non si gioca con gli amichetti, non si fa sport e non si vedono più neanche i nonni. Ed allora si cominciano a sentire voci lamentose:” Uffa…non so cosa fare…mi annoio…” “mammaaaa, lui mi ha dato un calcio…” “Sì, perché lei non vuole giocare con me” e tutto diventa difficile ed insormontabile.

I bambini ed i ragazzi erano abituati ad una giornata scandita da tempi: scuola al mattino,

sport o giochi al pomeriggio con gli amici, musica e attività varie.

Qui a Collina, lo sanno bene le famiglie che sono state nostre ospiti, i tempi sono scanditi dal ricco programma settimanale e da orari abbastanza definiti…

Ed allora, perché non provare ad esportare questo modello nelle nostre settimane a casa?

Un po’ di organizzazione ci potrebbe aiutare a gestire la noia e a non rimanere tutti quanti in balia di un tempo dilatato, senza scopo.

Si può costruire, rigorosamente insieme un cartellone dove insieme si decide il progetto del giorno:

sveglia mattutina,

ci si lava e ci si veste (non è un po’ deprimente il pigiama?)

colazione, preparata insieme,

attività scolastiche (meglio al mattino che si è più freschi)

pause (sempre necessarie!)

chi preparerà oggi pranzo e cena? (non sempre e solo la mamma!)

Nel programma ci dovrà stare anche un bel po’ di attività motoria, naturalmente gioco a volontà e momenti di “incontro” con gli amichetti attraverso i nuovi canali.

Due cose sono importanti:

_ il programma non deve cadere dall’alto ma deve essere pensato e scritto e disegnato insieme, grandi e piccini.

_ il programma giornaliero deve prevedere momenti passati insieme e momenti in autonomia, che consentano ai genitori di respirare e di occuparsi delle loro attività e ai bambini di trascorrere del tempo anche da soli, a disegnare, ad inventare storie, a fantasticare.

Tutto questo può sembrare una fatica, ma probabilmente è più logorante subire passivamente la naturale vitalità dei bambini piuttosto che organizzarla e condividerla.

Scandire una routine prevedibile come a scuola per i bambini è fonte di sicurezza.

Inoltre in questo modo ci si sente più autorizzati nel richiedere anche momenti autonomi, in cui ognuno sta in una camera a fare cose per conto proprio.

Un rischio dei genitori in questo periodo è di essere presenti fisicamente ma assenti con il pensiero e le emozioni ed i bambini non amano questa presenza assenza. Meglio quindi organizzare una giornata che preveda momenti passati insieme con entusiasmo e momenti autonomi in cui ognuno, con altrettanto entusiasmo, sta in posti separati a fare cose per conto proprio.

E poi bisognerà anche sopportare la confusione ed il disordine e lasciare che in certi momenti i bambini possano usare lo spazio per correre, ballare e persino andare sul triciclo… anche perché questa tolleranza avrà un premio per gli adulti: più un bambino si muove e ride e si diverte e più facilmente si addormenterà.

Un ultimo pensiero per i figli adolescenti, che si trovano a vivere questa situazione di convivenza forzata in un periodo della loro vita in cui la cosa più bella è stare con gli amici e fuori di casa. Quindi sopportano con grande fatica la costante presenza degli adulti, che già in condizioni di

normalità vivono come invadenti e noiosi.

In questi casi è veramente indispensabile l’alternanza di momenti in comune, in cui si può (e si deve!) collaborare nelle faccende domestiche, in cui si può guardare insieme dei film o fare giochi da tavola, e di momenti in totale autonomia, in cui i ragazzi possono rifugiarsi nella propria tana e fare ciò che preferiscono.

La TANA per ognuno di noi è fondamentale, anche un angolo della stanza, in cui però i confini siano presenti ed invalicabili.

In conclusione riflettiamo su un bello spunto fornito dal dott. Pellai, medico- psicoterapeuta. Egli prende in considerazione il termine SOSTARE che può essere considerato nel significato di FERMARSI (e questo è ciò che ci viene richiesto!) ma che può anche essere scomposto in due parti SO e STARE.

La parola d’ordine dunque potrebbe essere

Io so stare a casa che sembra più attivo, propositivo e allegro del Io resto a casa.

Ringraziamo la Dott.ssa Maria Teresa Bruni per queste preziose pillole di sopravvivenza

Da inserire all'articolo _come affrontare queste settimane.._