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Il Gruppo Fotografico Albese è un’associazione che da ben 55 anni è attiva sul nostro territorio, guadagnandosi il riconoscimento come una delle realtà culturali più longeve nella città di Alba. Il principale obiettivo? <<Divulgare cultura fotografica>> ci dice Roberto Magliano, suo attuale presidente: << E far avvicinare i bambini alla bellezza della fotografia >>. E in quest’ottica si è configurato il lavoro che lui e due dei soci del Gruppo Fotografico Albese, Bartolomeo Costamagna e Lia Canonica, hanno svolto in Collina con i bambini e, soprattutto, con gli adolescenti.

Perché avete deciso di dedicare la vostra passione per la fotografia a La Collina degli Elfi?

<<Il Gruppo Fotografico Albese vanta uno stretto legame con il nostro territorio: ad un certo punto quindi ci è venuto naturale guardarci intorno, se così si può dire, e iniziare a contaminarci con altre realtà, al di fuori della nostra cerchia ristretta. La Collina degli Elfi è stata una scelta quasi naturale: avevamo già collaborato in passato, in occasione di mostre ed eventi; inoltre io personalmente sono molto amico di Luisella Canale, la presidente dell’associazione, e ho seguito la crescita di Collina fin dagli inizi, seppur da lontano. Era da un po’ di tempo che desideravo fare qualcosa di concreto: abbiamo quindi fatto un incontro e abbiamo deciso di dedicare ai ragazzi in un’attività studiata ad hoc, che speriamo di estendere, per la prossima stagione, anche ai papà.>>

In cosa consiste l’attività svolta in Collina?

<<L’attività da noi proposta in Collina si compone essenzialmente di due momenti: inizialmente vi è una breve spiegazione teorica, sul funzionamento della macchina fotografica e su che cosa significhi fotografare; dopodiché si passa alla parte pratica, in cui ogni ragazzo ha una macchina con cui, non solo può mettere in atto quanto appreso precedentemente, ma anche sperimentare, fotografando gli animali, la natura o i propri amici: è questa la parte più interessante, perché emerge molto della personalità dei ragazzi. Dopodiché scarichiamo le foto e osserviamo insieme i risultati del loro lavoro. L’obiettivo è quello di creare un’attività strutturata che non solo coinvolga i ragazzi, ma che possa essere anche uno spunto: che non sia solo un sasso lanciato nello stagno, ma una potenziale passione che perdura nel tempo, anche dopo Collina.>>

Quale impatto pensi abbia questa attività sui ragazzi ospiti a La Collina degli Elfi?

<<La fotografia è una forma d’arte a tutti gli effetti, proprio come la pittura o la scultura: è quindi in grado di generare emozioni e di stimolare la fantasia. Durante l’attività abbiamo potuto proprio osservare come non solo fosse un momento di evasione, ma anche di condivisione: in altre parole, non solo poteva rappresentare un appiglio per magari elaborare un vissuto doloroso, ma anche generare complicità, amicizia e fiducia verso i loro compagni, ma anche nei nostri confronti. È straordinario, ma si assiste ad una vera e propria evoluzione: anche coloro che all’inizio sono più dubbiosi o restii piano piano guadagnano sicurezza e alla fine sono entusiasti del proprio lavoro.>>  

E quale impatto ha avuto invece questa esperienza su di te?

<<L’entusiasmo di questi ragazzi durante le attività ti dà una carica enorme e la contentezza e i loro sorrisi quando il pomeriggio è terminato e noi dobbiamo andare a casa, ancora di più. Credo che quest’esperienza da una parte mi abbia personalmente aiutato a fare attenzione ai dettagli, alle piccole cose a cui normalmente nessuno fa caso – come per esempio la delicatezza del tema capelliper i pazienti oncologici – dall’altra mi ha fatto capire quanti preconcetti noi abbiamo: nella maggior parte dei casi sono i ragazzi stessi a metterti a tuo agio.>>

<< Molto spesso si pensa che per poter fotografare sia necessario avere un’attrezzatura molto costosa: i ragazzi de La Collina degli Elfi hanno ampiamente dimostrato che non è così. È sufficiente un animo trasparente e un buon occhio per avere risultati che sinceramente ogni volta mi lasciano stupefatto. Alla fine, come dicono i grandi fotografi, si scatta una fotografia con gli occhi, con l’anima e con il cuore: la macchina è solo il mezzo.>>

 E noi possiamo dire con certezza che anche il volontariato è un po’ così: come Roberto, Lia e Bartolomeo ci dimostrano, per donare un sorriso, un po’ di fiducia e un pomeriggio di spensieratezza bastano un’anima sensibile, un cuore grande e una passione da condividere.