famiglieUna lunga tavolata imbandita e un alternarsi di voci festose e profumi si mescolano nell’aria calda di un’estate trascorsa. Quel dolce star bene che è alla base della convivialità e del senso di appartenenza temporaneo a una grande famiglia nella quale ti inserisci con discrezione, quasi in punta di piedi, per non interrompere il suo lento fluire. Un’immagine che, semplicemente, è l’abitualità di una giornata che guardi e assapori e diventa lo sfondo per una piacevole chiacchierata con un padre che, insieme alla sua famiglia composta da moglie e tre figli, si sta avviando alla conclusione di una settimana di accoglienza alla Collina degli Elfi. Una settimana intensa, condivisa con altre famiglie, che gli ha visti protagonisti di un cammino verso una ritrovata normalità della vita quotidiana, con la consapevolezza che la semplicità dei gesti e degli incontri siano un viatico per cominciare ad ascoltarsi dopo un lungo periodo di sofferenza.

« Avevo bisogno di un posto dove ritrovare me stesso, quell’Io che avevo perduto durante la malattia di mia figlia – racconta il padre – e qui l’ho ritrovato. Ho lasciato le briglie del mio cavallo assolutamente sciolte e mi sono “fatto portare” fino alla soglia di questo meraviglioso posto. Non avevo la benché minima idea di che cosa mi aspettasse e non avevo, di proposito, voluto sapere nulla in anteprima. Mia moglie è stata complice della mia scelta, non svelandomi consapevolmente il luogo che ci avrebbe ospitato.

Provenivo da un periodo di grande stanchezza e avevo l’esigenza di pensare un po’ anche a me stesso e trovare un piccolo spazio dove rilassarmi. Lo so che questo può sembrare un atto egoistico, ma durante la malattia di mia figlia ho cercato di mascherare in tutti i modi la mia sofferenza, cercando di trasmetterle serenità. Devo confessarti che non ho mai pianto…».

Voglia di vita e guardare il mondo con positività sono, sicuramente, pillole curative per superare periodi bui della propria esistenza e qui alla Collina, come tu affermi, hai ritrovato quell’equilibrio perduto riuscendo, inoltre, a trasmettere alle altre famiglie ospitate il tuo irrefrenabile entusiasmo.

Quindi ci puoi raccontare come hai vissuto l’esperienza e cosa ha lasciato dentro di te e alla tua famiglia?

«Ho trovato un posto che non avrei mai lontanamente immaginato. Mi sono fatto cullare da un paesaggio fantastico e il contatto con la natura e gli animali è stato di grande aiuto per rilassarmi e ritrovare me stesso e, di conseguenza, la mia famiglia. Ma, soprattutto, mi sono sentito “a casa” e, quindi, mi sono comportato di conseguenza; ne è la prova l’aver trascorso tutte le giornate vestito con pantaloncini e maglietta! L’accoglienza e discrezionalità di voi volontari mi ha rassicurato: non ero preoccupato di lasciare mia figlia in camera da sola perché potevo sempre contare sulla vostra disponibilità e attenzione. Ho partecipato a tutte le attività che mi venivano proposte e ho persino scoperto che mi piace disegnare. Non so se ho raggiunto quel livello di rilassatezza che alcuni terapisti mi consigliavano, ma sono certo che ho staccato mentalmente ed è stato già molto. Mi ritengo una persona con un’indole trascinatrice e ciò ha sempre facilitato le mie relazioni con gli altri. Alla Collina ho trovato l’ambiente giusto e stimolante dove alcuni aspetti della mia personalità hanno potuto esprimersi, grazie anche alla sintonia creatasi con gli altri genitori. Devo ammettere che il nostro gruppo è stato veramente un bel gruppo… Ciò ha dato ancora più forza alla mia irrefrenabile voglia di vita. Voglia di vita che ho potuto finalmente osservare anche negli occhi di mia moglie e dei miei figli».

Ma se dovessi ritornare alla Collina con la tua famiglia, cosa vorresti nuovamente incontrare?

«Tantissime cose… Ma, soprattutto voi volontari, i cui volti mi rimarranno scolpiti nella memoria. Proprio oggi i miei figli mi hanno chiesto se c’era la possibilità per il prossimo anno di ritornare. Questa loro richiesta è l’ulteriore conferma che anche loro si sono sentiti accolti e non può che farmi un immenso piacere. Ma ho dovuto spiegargli che questa bellissima esperienza è da conservare nei nostri ricordi, perché è giusto consentire ad altre famiglie di poter vivere questa opportunità così come è avvenuto per noi. Chissà se in futuro potrà esserci un’occasione per incontrarci nuovamente: noi lo speriamo…».

Speranza che diventa certezza di una vita che scorre e crea nuove sponde dove sostare per ascoltare e ascoltarsi. Musica lieve e appassionata di chi ha saputo rialzarsi e raccontare un frammento della propria storia che i muri secolari dell’ex convento di Craviano custodiranno preziosamente.

Mentre lo vedo allontanarsi, gli occhi che ridono, un sottofondo di grida giocose accompagna i suoi passi.

È la normalità di una giornata, la normalità delle cose… Che accadono qui, alla Collina.