cof_viviKuki, con incedere elegante e passo sicuro, varca la soglia dell’ex convento di Craviano. Ha al suo fianco la «fedele amica» di sempre che la incoraggia, con voce delicata ma ferma, guidandola verso ciò che l’aspetta. Sa che oggi è una giornata particolare, come tante altre che ha già vissuto nella sua breve ma intensa esistenza. E, come sempre, dovrà dare il massimo di se stessa. L’attendono volti, mani e voci squillanti di bambini e ragazzi di età diverse, che giungono da trascorsi difficili di mesi, talvolta anni, di terapie oncologiche e che sono desiderosi di conoscerla.

Sa che alcuni saranno all’inizio un po’ impauriti dalla sua presenza, ma la sua «fedele amica» li guiderà alla scoperta di un mondo che non ha bisogno di tante parole. Sarà un linguaggio di corpi, sguardi, emozioni, attenzione e divertimento.

E, piano piano, si prenderà confidenza l’uno con l’altro in un gioco appassionante, ma anche imprevedibile, dove l’abilità, il fiuto e la dolcezza di Kuki saranno i veri attori. Kuki aspetterà fiduciosa di veder spuntare sui loro visi timidi sorrisi di stupore e divertimento, che metteranno in azione la sua incontenibile coda, segno intangibile della sua approvazione.

Kuki è una dolce femmina di Golden Retriever di nove anni, addestrata con professionalità e competenza da una equipe di terapeuti legati dall’amore e passione per gli animali. Kuki, insieme a Hope – anche lei una dolcissima e frizzante Golden Retriever di quattro anni – sono state quest’anno le protagoniste di incontri settimanali all’interno della Collina degli Elfi durante i mesi di ospitalità alle famiglie, con l’intento di avvicinare i bambini e ragazzi al mondo animale, creando un rapporto di interazione e fiducia reciproca: un feedback naturale e spontaneo. Durante tali incontri Kuki e Hope sono state accompagnate dalle loro inseparabili amiche (Arianna Pallard e Sonia Ciraolo), coadiutrici dei cani, e da quattro psicologhe specializzate in interventi assistiti con gli animali (Miriam Borra, coordinatrice delle attività, Veronica Coppola, Sabrina Orazio e Paola Tamiati).

Kuki e Hope fanno parte di una grande, accogliente e insolita famiglia che si chiama UAM Umanimalmente un’associazione nata nel 2009 dalla spinta, tutta al femminile, di terapeuti professionisti (psicologi, coadiutori, educatori cinofili e medici veterinari) appassionati e amanti del mondo animale. UAM opera essenzialmente sul territorio piemontese e conta, a tutt’oggi, ben mille associati tra soci sostenitori e soci attivi, che compongono l’equipe progettuale e operativa, e ben venti cani co-terapeuti attivi. L’obiettivo fondante di UAM è dare un supporto che vada nella direzione di contribuire al miglioramento della qualità della vita di persone con tipologie, età e vissuti differenti attraverso la relazione mediata con gli animali, con un taglio sia ludico-ricreativo e sia ricreativo e terapeutico. Inoltre i professionisti dell’associazione svolgono corsi di formazione e abilitazione per la pet therapy e corsi di addestramento per cani, convergendo le proprie professionalità anche su alcuni progetti pilota come quello attivato all’interno della Collina degli Elfi.

UAM ha da poco festeggiato i suoi primi dieci anni di attività, come la Collina degli Elfi (una bella coincidenza…), un traguardo importante ma anche il coronamento di un sogno. Due realtà con la medesima e profonda passione che si sono incontrate, in modo casuale, «un amore a prima vista -come afferma la presidente Miriam Borra – un rapporto di stima e affetto reciproci che ha dato l’avvio a una profonda collaborazione e a una forte sinergia».

«Gli appuntamenti settimanali alla Collina – come ci racconta Miriam – hanno avuto il sapore dell’ansiosa attesa di andare incontro a qualcosa di nuovo e misterioso che aspettava dietro alla porta della sala colori, sede degli incontri con i bambini. Ma anche il sapore della curiosità e della gioia di scoprire passioni, emozioni e talenti nascosti, grazie all’irresistibile fiuto di Kuki e Hope, che ha permesso di riprendere in mano il filo di fragili vite sconvolte dalla malattia. Si è lavorato sul senso dell’autoefficacia e autostima dei bambini e ragazzi, con l’aiuto di attività diversificate che andavano dall’accudimento del cane (fornirgli cibo e acqua, spazzolargli il pelo e fargli le coccole) alla costruzione e scelta di semplici giochi di gruppo. L’osservazione e l’ascolto mirato da parte dell’equipe ha evidenziato il forte desiderio, da parte di tutti, di conoscere e prendersi cura del cane, anche per chi aveva dichiarato di esserne spaventato vincendo, con naturalezza, l’iniziale paura.

Si è potuto riscontrare che l’accudimento dell’altro, in questo caso un soggetto nuovo e tutto da scoprire, si è in alcuni casi trasformato in un’elevata attenzione, tanto da esternarsi in domande che racchiudevano la preoccupazione che l’animale potesse essersi fatto male a seguito di qualche gesto un po’ troppo avventato e maldestro. I vissuti dei bambini e ragazzi sono emersi in modo abbastanza simile, mettendo in evidenza quanto il periodo di malattia e di prolungata ospedalizzazione abbiano influito nella loro serenità emotiva e nella concentrazione e attenzione prolungata nello svolgere le attività. Non vi è stato nessun tipo di preoccupazione per quanto riguarda l’igiene durante il contatto con l’animale, anzi si è dovuto sollecitare i bambini a lavarsi le mani dopo aver toccato pelo e mucose del cane».

Un riscontro, quindi, positivo che con la cura, l’empatia, i gesti equilibrati, la modulazione della voce, ha condotto i bambini e ragazzi verso un mondo prima sconosciuto e che ora hanno inserito nel loro cuore e anima.

Una leggera immersione nel mondo a quattro zampe che porta serenità e voglia di guardare avanti, come un sussurro nelle orecchie della terapista fa dire a una bambina «non ho più paura, devo correre a dirlo alla mamma»…