Copia di IMG_3243

Alcune storie si ricordano sempre con gioia, sarà perché rimandano a quando fuori splendeva il sole e l’aria profumava di estate, sarà perché sono in grado di raccontarci eventi stupefacenti: ci narrano di persone che vengono da lontano, come M., donna dai folti capelli neri che rivelano le sue origini pugliesi e soprattutto mamma di due splendidi bimbi, L. di 4 anni e la sua sorellina G. di due.

Come hai conosciuto La Collina degli Elfi?

Sentii parlare per la prima volta de La Collina degli Elfi in ospedale: i valori degli esami di L. erano buoni, di conseguenza i medici mi proposero questa esperienza per me e i miei bambini. Non sapendo cosa aspettarmi, all’idea ero un po’ nervosa. È solo grazie ad una famiglia che aveva già trascorso una settimana qui e che conoscevo che mi sono convinta a preparare le valigie e partire per – letteralmente – l’altro capo d’Italia!

Inutile dire che non mi aspettavo niente di tutto ciò.

Cosa hai trovato a La Collina degli Elfi?

Ho trovato un posto magnifico, immerso nel verde; ho trovato famiglie meravigliose, con cui ho potuto confrontarmi e trovare un modo diverso di guardare qualcosa che ha cambiato la mia vita per sempre e che non accetterò mai fino in fondo; ho trovato tanti volontari, che non mi hanno mai fatto sentire sola: ma non perché insistenti, ma perché c’erano al momento giusto, sempre con la caffettiera sul gas per chiacchierare di cose così normali, come i figli a scuola o l’articolo sul giornale locale o la differenze dialettali, argomenti così quotidiani a cui non ero più abituata che quasi mi commuovo a pensarci.

Hai percepito qualcosa di diverso in L.?

Guarda – e scoppia a ridere – quando tornava in camera la sera, quasi non lo riconoscevo! È così cresciuto in una sola settimana! L. non è potuto andare all’asilo, sono quasi due anni che tra ricoveri ed esami l’ospedale è diventata un po’ una seconda casa: non ha quindi mai avuto la possibilità di giocare, divertirsi e anche litigare per un giocattolo o una buffa questione come fanno tutti i bambini. Il suo entusiasmo al mattino nel raccontarmi tutto quello che avrebbe fatto con i suoi nuovi amici durante la giornata era contagioso e mi permetteva di superare tutte le mie paure da mamma, prima fra tutte l’ansia di non averlo vicino e sott’occhio tutto il giorno. Questo anche grazie ai volontari, degli angeli oserei dire, nel prendersi cura dei nostri figli.

Cosa ti porti a casa di una settimana qui?

Credo sia impossibile riassumere una settimana a La Collina degli Elfi in poche parole! Credo di aver vissuto mille vite in soli sette giorni. Ho potuto assaggiare la quotidianità di cucinare qualcosa di buono per L. e G. e sedermi tranquilla al tavolo con loro, senza preoccupazioni; ho sperimentato moltissime attività nuove e molto costruttive, che hanno aiutato a migliorarmi come mamma e come donna; l’ultima sera mi sono emozionata, mi sono divertita, ho riso e pianto contemporaneamente, tanto che non sapevo più se le lacrime fossero di gioia per essere qui o di tristezza per dover partire così presto. Parto verso casa più sicura, più felice, più entusiasta: e poi, sono così tranquilla, che quasi non mi riconosco!

È quasi il tempo di partire, eppure M. e molti altri genitori che negli anni abbiamo conosciuto, più vicini e più lontani, hanno capito che il viaggio verso la Collina degli Elfi non è verso un luogo fisico: è un primo passo verso chi si è veramente.