Il nuovo anno porta sempre con sé i ricordi del precedente: le esperienze vissute, ciò che abbiamo imparato, la gioia provata e anche qualche delusione; oppure, come in questo caso, richiama alla mente una bella chiacchierata sotto un albero, a riparo dalla calura di un assolato pomeriggio di agosto, con una persona speciale.

È E. mamma di T., un vivace bambino di 10 anni.

Come hai conosciuto la Collina degli Elfi?

Devo dire la verità, non ne avevo mai sentito parlare! Poi un giorno la dottoressa che seguiva T. mi ha chiamato sul cellulare e mi ha detto che se avessimo voluto avremmo potuto fare quest’esperienza. Credo di aver letto da cima a fondo il vostro sito per farmi un’idea e alla fine dato che T. era in remissione da oramai un anno e mezzo e tutto andava bene, ho pensato: perché no? Ed eccoci qui.

Ti eri fatta quindi qualche aspettativa?

In realtà no, devo dire che nonostante avessi cercato molte informazioni, avevo un’idea molto vaga. Sono però convinta di aver fatto la scelta giusta per entrambi, anche se T. all’inizio era un po’ restio a fare certe attività, soprattutto quelle che prevedevano di stare fermi e seduti per più di 5 minuti… Si sa, sono bambini!

Hai visto una qualche evoluzione in te stessa?

Ammetto che rilassarmi è stata la parte più difficile, non sono più abituata a farlo: d’altro canto sarà il fatto di non conoscere nessuno oppure di essere in questo luogo speciale un po’ mezzo al nulla, lontano da tutto, mi sono sentita libera di provare attività che non avevo mai neppure preso in considerazione! Credo di non aver mai preso in mano un pennello, eppure ero l’ultima a finire il mio disegno e diciamo che il ballo non è il mio punto forte, eppure mi sono divertita come non mai!

Sono convinta che certe paure, certi dolori – purtroppo non solo quelli di una mamma in generale, ma soprattutto quelli di una mamma con un bimbo che è stato malato – non si supereranno mai, ma tutto aiuta: la positività di questo luogo, la grande energia che i volontari mettono in qualsiasi cosa, aiutano nel mio processo di elaborazione di questa spiacevole esperienza.

Con quale bagaglio tornerete a casa?

Come ho detto, sono convinta che questa sia stata la scelta giusta sia  per me stessa – è una di quelle esperienze di cui non credi di aver bisogno finché non le vivi sulla tua pelle – sia per mio figlio: quando nei primi giorni non aveva molta voglia di partecipare alle attività che gli piacevano di meno, gli ho spiegato il significato più profondo della nostra esperienza qui: non sempre si fa qualcosa per avere qualcos’altro in cambio, anzi, voi tutti volontari eravate lì unicamente per noi. Ha soli 10 anni, ma credo che questo sia un bell’insegnamento: le cose più belle e spontanee vengono dal cuore. Chissà che magari un giorno, ricordandosi di quanto si è divertito in un posto dove donare ha un significato concreto e profondo, non deciderà di fare anche lui qualcosa per gli altri! Sono talmente grata di questa esperienza, che sinceramente me lo auguro!

… E se tutti i bambini come T. saranno i grandi adulti di domani, dobbiamo ringraziare anche questi genitori speciali che insegnano ciò che mette in funzione il motore del mondo: l’amore.