Foto ugi- intervistaDa qualche anno ormai è iniziato un solido sodalizio tra La Collina degli Elfi e Ugi Onlus, associazione torinese che si occupa di supportare le famiglie dei bambini in cura al Regina Margherita di Torino. Quando la Collina degli Elfi chiude le porte della stagione estiva, le apre per i bambini di Casa Ugi, ancora in terapia, che possono così trascorrere insieme alla loro famiglia un weekend lontani da ospedali, medici e terapie per essere ciò che riesce loro meglio: bambini.

La forza di questo progetto e collaborazione ce la racconta mamma A. che dopo aver trascorso un weekend in Collina quando il suo A. era ancora malato, ora può raccontarci con occhi nuovi la sua esperienza.

Come hai conosciuto la Collina degli Elfi?

Io e mio figlio conoscevamo già bene la Collina, dal momento che avevamo avuto l’opportunità di trascorrere un weekend qui con Casa Ugi. In quel frangente è stato tutto molto concentrato, perché il tempo era poco e la malattia era ancora una realtà quotidiana, ma già allora avevo intuito quale posto speciale fosse la Collina degli Elfi; oggi, in una situazione del tutto diversa, sia medica che emotiva, posso dire con certezza che la Collina è molto di più.

Hai potuto osservare qualche nuovo lato della Collina in questa settimana rispetto alla prima volta che sei venuta qui?  

Sì, diciamo che le due esperienze sono difficilmente paragonabili, perché ognuna di queste era quella giusta nel momento giusto della mia vita e quella di A.: l’esperienza con Casa Ugi è stata breve ma intensa, con programmi meno scanditi, ma comunque utili a riprendere un po’ di fiato durante le terapie e i ricoveri ospedalieri. La settimana in Collina invece è stata una piacevole riconferma, ma allo stesso tempo ha serbato novità, come molte attività che la scorsa volta non avevo avuto l’occasione di provare e che mi hanno piacevolmente sorpreso.

Quali attività ti hanno maggiormente colpito?

Mi hanno colpito tutte le tecniche di rilassamento che i professionisti ci hanno proposto: dallo yoga alla riflessologia per arrivare al massaggio psicosomatico. Quando sei mamma è molto complicato rilassarsi, fermarsi un attimo a riflettere; se poi sei mamma di un bambino che non è stato bene, il tutto diventa ancora più difficile. In Collina ho avuto degli spunti che sicuramente mi aiuteranno anche una volta tornata a casa.  

E invece in A. hai visto qualche cambiamento?

Onestamente devo dire che A. mi ha sorpreso molto! Temevo che dopo l’ospedalizzazione e l’isolamento che comporta, durante la quale non aveva avuto modo di coltivare molti rapporti con altri bambini, avrebbe fatto fatica a relazionarsi. Invece, nonostante la fatica dei primi giorni, è riuscito ad instaurare un buon rapporto con gli altri bambini e creare amicizie al di fuori della fascia ospedaliera rappresenta per lui un primo passo per riavvicinarsi ai rapporti veri.

Cosa ti porterai a casa di questa esperienza?

Porterò con me la positività di questo luogo, la condivisione, che è la migliore medicina, ma soprattutto un senso di pace: una pace che la natura che ci circonda in questo luogo magico mi infonde, che mi ha fatto sentire un profondo senso di ritorno alle origini, alla pura linfa della vita. È un approccio alla vita che non tutti hanno la possibilità di sperimentare, senza televisione o cellulare, senza filtri insomma: ed è ciò che ti fa apprezzare a fondo e pienamente ciò che di bello esiste.

Lo sguardo di mamma A. si perde lontano, oltre le colline del Roero, in un futuro fatto di sogni e speranza, la speranza che tante mamme che oggi sono qui con i loro bimbi accompagnati dai volontari di Casa Ugi, domani abbiano l’occasione di vivere la Collina con gli occhi di chi sa che il proprio bambino sta bene.