Elfo FabioÈ veramente emozionante trovare il proprio posto nel mondo: un luogo dove si sta bene, perché si è in pace con se stessi e con gli altri, dove casa è un’emozione, non un luogo fisico. È quanto racconta Fabio, volontario da ormai due anni, che in Collina ha trovato un posto speciale.

Ciao Fabio! Come hai conosciuto la Collina degli Elfi?

Devo dire che conoscevo la Collina degli Elfi prima ancora che la Collina esistesse, o per lo meno così come la vediamo oggi, ossia un via vai continuo di volontari e bambini che schiamazzano su e giù nei corridoi: quando sentii per la prima volta parlare della Collina degli Elfi, c’era solo un convento da ristrutturare e tante maniche da rimboccare e per questo decisi di dare a mio modo una mano. Infatti padre Remo, che ancora oggi vive negli alloggi adiacenti all’ex-convento di Craviano e con cui ero molto in confidenza perché ero stato istruito dai padri dottrinari, in occasione della perdita di una persona a me molto cara, mio papà, mi raccontò di cosa stesse prendendo vita a Govone e decisi di destinare i soldi raccolti tra amici e parenti per supportare questo progetto.

Di lì a diventare volontario il passo era ancora lungo: ho sempre procrastinato la decisione, non mi sentivo adatto né adeguato e così è stato fino a due anni fa.

E cosa è cambiato?

Probabilmente non sarei in grado di dirlo: so solo che un giorno per caso lessi un manifesto dove si parlava di un nuovo corso di formazione che sarebbe iniziato di lì a poco tempo per diventare volontari de La Collina degli Elfi: grazie anche all’entusiasmo e al supporto di mia moglie, mi sono convinto e ho mandato la domanda di iscrizione.

Di cosa ti occupi principalmente in Collina?

Sono molto fiero di poter dire che il mio compito principale in Collina è quello di volontario bambini. Il mio ruolo consiste nel passare tempo con i bimbi, giocare con loro, ideare mille modi per divertirsi: questo mi entusiasma, perché sono io il primo a divertirmi e torno piccolo anch’io. Inoltre durante i vari mercatini a cui partecipa la Collina, soprattutto nel periodo natalizio, ho avuto la possibilità di conoscere diversi volontari e apprendere che la Collina è attiva e viva anche quando non ci sono le famiglie: sono entrato quindi  a far parte del così detto gruppo di “Super Uomini”, un gruppo di amici, prima che di lavoro, che si occupa prevalentemente di sistemare gli spazi esterni della struttura.

C’è un episodio che ti è rimasto impresso?

Credo che per tutta la vita mi ricorderò del primo istante del mio primo turno in Collina: una volta arrivato, mi sentivo impacciato, non sapevo orientarmi in così tante stanze e corridoi, non conoscevo gli altri volontari, non sapevo nemmeno dove fossero i bambini. Dopo il primo spaesamento mi è venuta incontro la presidente dell’associazione, Luisella, che aveva tenuto il corso di formazione. “Che cosa devo fare? Non so fare nulla” e lei mi ha risposto: “Non ti preoccupare, i bambini sanno tutto.” E così effettivamente è stato.

Quale pensi sia stato l’insegnamento più grande che la Collina ti ha trasmesso?

Mi ha trasmesso tanta consapevolezza, soprattutto di cosa è veramente importante: è una grandissima gioia vedere un bambino sorridere e stare bene. Il grande valore dell’esperienza in Collina sta anche nel fatto che nessun turno è come gli altri, c’è sempre qualcosa da imparare e qualcuno che, anche inconsapevolmente, ti trasmette qualcosa: i bambini, a cui ti sembra di dover insegnare un sacco di cose, ma sono loro i primi maestri e fanno vivere e giocare l’eterno Peter Pan che c’è in me; i genitori, con cui condivido, da genitore, il bello di esserlo; ma soprattutto gli altri volontari, amici, prima che colleghi, di tutte le età, con storie differenti da raccontare e che mi permettono di essere me stesso: un uomo che ha tanto da dare agli altri e che è, per così dire, famelico e vorace di tutto ciò che di bello e variegato costituisce i rapporti umani. Di questo sono e sarò sempre grato alla Collina.

E se casa non è un luogo fisico, ma un sentimento, forse possiamo dire che la Collina degli Elfi, dove anime dalla mille sfaccettature si incontrano e condividono emozioni, è ciò che meglio si avvicina a questa definizione: una grande famiglia dove fare del bene è diretta conseguenza dello stare bene.