sponsorEssere incalliti sognatori non è mai cosa semplice: bisogna saper mettersi in gioco, e quindi accettare le sconfitte, è necessario non perdere mai l’entusiasmo, anche quando rimboccarsi le maniche è faticoso. Il mestiere di sognatore è un cantiere inarrestabile di idee, progetti, aspirazioni: è il lavoro più duro, perché i nostri sogni dicono chi noi siamo e non c’è possibilità di finzione o maschera che possiamo indossare.

Senza dubbio la stoffa del sognatore ce l’ha Pierpaolo Guelfo, amico della Collina fin dalle origini, e che ancora oggi, grazie ai suoi progetti e alle sue iniziative – sogni diventati realtà – cammina al nostro fianco per far sì che anche quelli dei nostri piccoli ospiti si realizzino.

Come hai conosciuto il progetto de La Collina degli Elfi?

Posso dire con fierezza che conosco la Collina degli Elfi da oltre dieci anni, quando al posto della Collina c’era solo un vecchio convento completamente da ristrutturare: furono alcuni amici e parenti a parlarmene. Sono sempre stato un romantico, amante di avventure e follie e decisi di buttarmi a capofitto nel progetto per dare una mano. Dedicai il mio tempo nell’organizzazione di conferenze, eventi, concerti volti a far conoscere a sempre più gente questa realtà che silenziosamente stava prendendo vita a Govone. La Collina degli Elfi è nata grazie al lavoro e alla cooperazione di persone diversissime tra loro, ognuna delle quali ha lasciato un mattoncino della propria esperienza e personalità per dare forma ad un’idea, un sogno: sono molto orgoglioso di aver messo un po’ di me in qualcosa di così puro e bello.

Cosa hai provato quando la Collina ha preso vita e sono state ospitate le prime famiglie?

È stata un’emozione indescrivibile: la Collina ha preso vita non nel momento in cui sono andati via muratori, imbianchini, elettricisti, cioè nel momento in cui, finito il cantiere, avevamo una struttura nuova di zecca; no, la Collina ha preso vita quando prima i volontari e poi le prime famiglie hanno iniziato a varcare quel cancello. È stato come vedere nascere, crescere e realizzarsi un figlio: e la gioia è amplificata, perché condivisa da tutti noi che ci avevamo creduto.

Cosa pensi abbiano in comune La Collina degli Elfi e il Magico Paese di Natale – un sogno condiviso da tanti, ma che tu hai reso reale nei giardini del castello di Govone?

Credo che ciò che maggiormente accomuni queste realtà, nate peraltro nel medesimo luogo, sia la risposta alle esigenze del sognatore che c’è in me, un eterno bambino entusiasta di tutto ciò che lo circonda: per me Natale vuol dire famiglia, bambini, serenità, le stesse parole che userei per descrivere la Collina degli Elfi. Anzi, posso dire che l’idea del Magico Paese di Natale nasce come conferma alla Collina: Natale è trascorrere momenti speciali insieme, anche quando è difficile, anche quando un bimbo si ammala e tutto diventa più complicato.

Sono due realtà che mi insegnano molto e mi completano: ricordo di un anno di un bambino venuto a visitare La Casa di Babbo Natale, un vero e proprio spettacolo di ballerini, attori e cantanti che ricreano la festosa casa del vecchio con la barba più famoso al mondo; questo bambino aveva la mascherina, non poteva stare in mezzo ad altre persone: decidemmo allora di fare uno spettacolo esclusivamente per lui e la sua famiglia. La gioia nei suoi occhi mi ha ricordato perché credo nel Natale e credo nella Collina.

C’è un ricordo legato alla tua esperienza in Collina che vorresti raccontare?

Risale a moltissimo tempo fa, ma nonostante ciò ancora adesso mi fa venire i brividi: durante un concerto, organizzato per raccogliere fondi in vista dell’apertura alle famiglie, pioveva a dirotto, non c’era un posto dove ripararsi, eravamo tutti bagnati fradici. Ma nonostante questo, io ho visto negli occhi delle altre persone con quel cuore rosso sulla maglietta, esattamente come il mio, fiducia, speranza, gioia di essere lì, non importa il freddo, non importa la pioggia. Ho provato la dolce sensazione di appartenere a qualcosa, ad una grande famiglia, di essere nel posto giusto, forse di essere a casa.

Cosa diresti ai nostri lettori sulla tua esperienza?

Non basterebbero poche frasi per raccontare l’intreccio di sensazioni che la Collina scatena in me: anzi, forse nemmeno un libro intero renderebbe veramente l’idea. Collina è un’emozione, una percezione della vita completamente diversa, è uno sguardo su un mondo di incanto, dove l’impossibile diventa possibile: è un’esperienza da vivere sulla propria pelle. Proprio per questo – e mi rivolgo soprattutto ai giovani – credo sia fondamentale conoscere questa realtà: seguite la Collina sui social, nei vari eventi, venite a visitare la struttura. Magari scoprirete un’occasione di crescita, di realizzazione o, come ammetto è stato per me, di riscatto.

E ancora, se avete un sogno, prendete un taccuino, disegnatelo e fate di tutto perché si avveri: sono segretamente convinto che la Collina degli Elfi sia più o meno nata così…

…E se lo dice un sognatore, forse dobbiamo credergli.